R.A.D.I.CARE Reti Attive: da dimore a nuovi intrecci per una cultura della parità, l’autodeterminazione, relazioni ed equità
Programma: FSE+ 2021-2027
Capofila: Fondazione CPV
CODICE PROGETTO 69-0001-1102-2025
CUP H51D25000060007
Programma: FSE+ 2021-2027
Capofila: Fondazione CPV
CODICE PROGETTO 69-0001-1102-2025
CUP H51D25000060007
GRATUITO
18 MESI




PROGETTO
Il progetto R.A.D.I.CARE nasce per dare continuità e consolidare quanto avviato con il precedente progetto DIMORE e inserito nel protocollo di rete Vicenza alla Pari, valorizzando le reti territoriali già attivate nei territori di Vicenza, Chiampo e Area Berica, ed estendendo l’azione all’IPA Ovest Vicentino e all’IPA Risorgive. L’iniziativa risponde a un fabbisogno diffuso di strutturare interventi sistemici e inclusivi in grado di affrontare la parità di genere, la conciliazione vita-lavoro e l’autodeterminazione attraverso un approccio integrato. Le analisi emerse nei tavoli di lavoro di DIMORE hanno evidenziato l’esigenza di rafforzare le competenze e le connessioni delle associazioni locali, supportare le azioni già pianificate nella precedente progettualità, costruire sinergie tra i territori e attivare processi di governance partecipata. Il progetto assume il Benessere Equo e Sostenibile (BES) come modello metodologico per integrare le dimensioni sociali, culturali, relazionali ed economiche.
R.A.D.I.CARE è un progetto nato davvero “dal basso”, costruito passo dopo passo insieme a chi vive, lavora e si impegna nei territori della provincia di Vicenza. E’ il risultato del lavoro fatto con tante persone diverse: chi rappresenta il mondo dell’artigianato, delle libere professioni, delle imprese, del commercio. Associazioni e cooperative. Abbiamo dialogato e condiviso le idee con le donne medico, avvocate, attrici, insegnanti, psicologhe, amministratrici, educatrici, donne che si occupano di cura, di cultura, di bambini, di anziani, di imprese, di welfare territoriale.
Tutte impegnate a cambiare il modo in cui raccontiamo la parità di genere:
– una nuova narrazione, più giusta, più libera, più vera. Una narrazione che metta in luce
le figure femminili che hanno fatto la storia, ma che spesso sono rimaste fuori dai libri
e dalla memoria collettiva e che possono diventare simboli di empowerment femminile
e di cambiamento culturale
– la cura, che deve diventare una responsabilità condivisa da tutti, che riguarda la
società, le famiglie, le imprese, i territori
– la libertà di giovani (e non solo) donne e uomini di scegliere percorsi scolastici e
professionali in base ai propri interessi, destrutturando gli stereotipi di genere
– i servizi, che non devo essere pensati a favore delle donne, ma per uno sviluppo
sociale ed economico del territorio
– il gender gap, un ostacolo concreto alla piena realizzazione professionale delle donne,
con ricadute significative sul benessere economico individuale e collettivo, e sull’equità
sociale complessiva
– la violenza di genere, che affonda le radici negli stereotipi, nella disparità di potere e nella mancanza di educazione al rispetto, all’ascolto, alle emozioni, alle relazioni sane
Fondamentale continuare a promuovere l’educazione finanziaria e consapevolezza economica come leva per l’autodeterminazione, anche in situazioni di fragilità.
Il progetto nasce dalla volontà di entrare in queste nuove narrazioni in modo olistico e in tutti gli ambiti.
OBIETTIVI
Il progetto R.A.D.I.CARE ha come obiettivo generale il rafforzamento di una cultura della parità, dell’equità relazionale e della corresponsabilità, attraverso una rete territoriale stabile e partecipata, in grado di attivare politiche condivise e modelli organizzativi attenti alle differenze di genere.
Gli obiettivi specifici sono:
– dare continuità ai percorsi avviati con DIMORE, ampliando le reti territoriali esistenti e valorizzando la co-programmazione attivata nei territori (IPA Berica, Chiampo, IPA Risorgive, Comune di Vicenza);
– sostenere l’empowerment delle donne, in particolare nei momenti di transizione (genitorialità, rientro al lavoro, mobilità, invecchiamento);
– promuovere modelli culturali alternativi agli stereotipi di genere attraverso percorsi educativi, teatrali e laboratoriali rivolti a bambine/i, ragazze/i e famiglie;
– valorizzare il ruolo delle reti locali, delle associazioni e delle amministrazioni pubbliche nella costruzione di modelli di welfare territoriale partecipato;
– diffondere e sostenere l’adozione del modello “Comune Amico della Famiglia”, come strumento per attivare politiche locali integrate su conciliazione e benessere.
Tutti gli obiettivi mirano a generare un cambiamento culturale duraturo, grazie a un approccio multilivello, partecipativo e valutabile. Il progetto punta anche a rafforzare la capacità dei territori di leggere i bisogni emergenti e trasformarli in azioni integrate, contribuendo a costruire contesti più inclusivi e accoglienti.
Per garantire impatto e sostenibilità oltre la durata del progetto, R.A.D.I.CARE prevede percorsi formativi mirati, rivolti a giovani e attori della governance territoriale. Tra questi: formazione sull’utilizzo del BES come strumento valutativo; europrogettazione; geografie di genere per una pianificazione urbana equa; corsi per Municipality Family Manager e manager territoriali.
L’impatto atteso riguarda non solo il potenziamento delle competenze individuali (occupabilità, scelta scolastica libera da pregiudizi, consapevolezza professionale), ma anche la creazione di condizioni strutturali per favorire l’equità nei ruoli, l’inserimento stabile delle donne nel lavoro, la prevenzione della violenza di genere e la crescita di comunità più coese e sostenibili.
Il progetto R.A.D.I.CARE prevede il coinvolgimento di una pluralità di destinatari, con azioni diversificate e integrate, coerenti con tutti e tre gli ambiti previsti dalla Direttiva: scolastico, lavorativo e della cittadinanza.
Nell’ambito scolastico le azioni coinvolgono le scuole di tutti gli ordini e gradi, studenti e studentesse, insegnanti, genitori e comunità educante. Le attività proposte sono specificatamente pensate in base all’età e agli interessi della fascia di destinatari specifica e promuovono azioni per la decostruzione degli stereotipi e il contrasto alla violenza di genere. Per le e gli universitari le proposte sono di corsi di formazione che accrescono le competenze specifiche per sostenere un nuovo modello di sviluppo territoriale. Si affrontano le tematiche collegate alle le barriere di genere e al cambiamento culturale.
Nell’ambito lavorativo, il progetto si rivolge ad una pluralità di destinatari e destinatarie: donne in fase di transizione lavorativa (ma anche uomini); libere professioniste, imprenditrici artigiane e commercianti, in risposta ai fabbisogni emersi durante la fase di progettazione condivisa, che hanno segnalato la necessità di servizi flessibili di conciliazione, sostegno nella maternità, momenti di formazione e empowerment economico. A loro si aggiungono i padri, destinatari di percorsi per riflettere e sperimentare ruoli di cura condivisa. Dipendenti e amministratori pubblici che devono acquisire competenze per la costruzione di centri per la famiglia o interessati alla certificazione Comuni Amici della Famiglia. Si vuole quindi affrontare il tema dell’occupabilità femminile e le barriere di genere. Rimane sempre centrale anche il tema del cambiamento culturale.
Nell’ambito della cittadinanza, le azioni includono eventi culturali e performance pubbliche, progettati per sensibilizzare la popolazione su parità, linguaggio, corresponsabilità e rispetto. L’azione è principalmente quella di stimolare il cambiamento culturale.
La diversificazione dei destinatari riflette la volontà di agire trasversalmente sulla comunità, favorendo un cambiamento culturale duraturo e intergenerazionale. Tutti i target sono stati definiti a partire da un’approfondita analisi partecipata dei fabbisogni territoriali, condotta con l’ascolto attivo di donne professioniste, docenti, operatori del welfare, amministratori, associazioni e imprese. A ciascuno dei destinatari il progetto propone strumenti e linguaggi coerenti, accessibili, inclusivi e radicati nella realtà sociale, economica e culturale del territorio vicentino. Il coinvolgimento diffuso e la costruzione di reti permanenti rappresentano una condizione necessaria per generare impatto e continuità nel tempo.
Il progetto RADICARE è costruito attorno a 82 diversi interventi, che verranno realizzati dall’ente proponente, dai partner operativi e in collaborazione con tutti i partner di rete inseriti (non esaustivi della rete territoriale costituita).
La tipologia degli interventi e il numero di interventi per tipologia è la seguente:
BOAT – Borsa di animazione territoriale: 1
COMG – Coaching/mentoring di gruppo: 2
EVNT – Eventi: 13
FCSG – Focus group: 2
IRCC – Incontri di rete e di coordinamento: 5
LAOG – Laboratorio di orientamento – di gruppo: 3
LFLF- Laboratorio formativo: 18
OPSI – Orientamento professionale specialistico – individuale: 1
FAGG – Formazione in aula di gruppo: 15
FOGG – Formazione outdoor di gruppo: 1
PWPW – Project work: 9
SMNR – Seminari: 3
Storytelling di progetto: 1
WRKS – Workshop: 8
Le azioni previste dal progetto R.A.D.I.CARE si inseriscono all’interno di un quadro sistemico ispirato al modello del Benessere Equo e Sostenibile (BES), che consente di affrontare la parità di genere non come ambito settoriale, ma come dimensione trasversale che attraversa la qualità della vita delle persone, delle famiglie e delle comunità. Il BES permette di connettere tra loro i diversi ambiti del benessere – istruzione, lavoro, relazioni sociali, partecipazione, cura – evidenziando le disuguaglianze che li attraversano e rendendo leggibili gli impatti delle azioni
progettuali a livello sociale e culturale.
La lettura del progetto, quindi, può essere fatta sia per tipologia di intervento che seguendo la logica BES. Ogni intervento viene introdotto dall’indicatore di riferimento.
Alcuni interventi sono trasversali a tutti gli ambiti, altri interventi sono stati inseriti in due o più ambiti, parimenti rilevanti.
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